Storia del giornale
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In origine il giornale si chiamava semplicemente "Libertà" e in effetti la stragrande maggioranza dei suoi lettori continua ancora oggi a chiamarlo proprio così: "La Libertà". A conferma di ciò, val la pena raccontare l'episodio emblematico e divertente insieme che ha avuto per protagonista una giovanissima lettrice, alunna della scuola media. Invitata dall'insegnante a riconoscere all'interno di una lista di vocaboli quali fossero i nomi astratti e quali quelli concreti, incontrata la parola libertà non ha avuto esitazioni: "Concreto!", ha esclamato. E la prof: "Ma cosa dici? Attenta... Pensaci meglio...". Ma l'alunna, imperterrita e quasi seccata, ha ribadito: "Ma come! La Libertà! Il giornale! Non lo conosce?!".

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Un giornale fondato nel 1920 e che nacque come espressione del mondo cattolico e organo del Partito Popolare dell'epoca. Ma che ben presto, sotto il fascismo che di lì a due anni assunse il potere, dovette interrompere le sue pubblicazioni per effetto della censura operata dal regime.
Ma ecco che, con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con la Liberazione, potè tornare alle stampe proprio nel 1945, quando divenne formalmente il settimanale della Democrazia Cristiana. Fu allora che però, data la necessità di iscrivere la testata nel Registro del Tribunale di Milano e data l'esistenza di un'altra più antica testata con lo stesso nome (il quotidiano della città di Piacenza, tra i primi della storia d'Italia e tuttora esistente), si dovette modificare il suo nome.
La guerra prima e la lotta di liberazione poi avevano lasciato strascichi. Vendette incrociate, giustizia sommaria, regolamenti di conti a sfondo politico erano purtroppo assai frequenti. I disordini rischiavano di rappresentare un pericolo e una minaccia per la democrazia riconquistata con tanta fatica e a costo di enormi sacrifici, anche di vite umane. Ecco allora che coloro che con grande entusiasmo avevano rimesso mano al giornale decisero che accanto al suo nome tradizionale valesse la pena aggiungere quella parola che doveva suonare come monito, a ricordare che per poter mantenere in vita e far crescere realmente la libertà riconquistata era indispensabile collaborare tutti anche al mantenimento e al rispetto dell'ordine.
Così da quel giorno della sua registrazione ufficiale in Tribunale, il giornale si chiamò appunto "Ordine e Libertà". La conseguente autorizzazione reca la data 9 agosto 1948.

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Dal dopoguerra e fino almeno alla fine degli anni Sessanta, "Ordine e Libertà" fu per Abbiategrasso e circondario molto più che un giornale locale. Capitava infatti che vi trovassero ampio spazio le principali notizie di carattere nazionale e internazionale, accanto alla cronaca minuta della vita politica e sociale di questo territorio. Così per molta gente finiva per essere quello il solo strumento di informazione, specie in anni nei quali i quotidiani erano roba da intellettuali e le primissime tv (che peraltro limitavano l'informazione a brevi note del tutto acritiche) roba da ricchi.
Artefice del giornale in quegli anni fu Antonio Aziani, giovane animato da una grande passione per la politica come servizio e come strumento per far crescere la città e il territorio circostante. Aziani, che quando divenne direttore responsabile aveva appena 24 anni, era espressione della corrente di Base della Dc e personaggio capace di forte critica e di grande stimolo nei confronti del partito che però smise ben presto di sostenerlo in quell'opera che divenne di fatto soprattutto sua. Sparì dalla testata la dicitura "settimanale della Democrazia Cristiana di Abbiategrasso" e lasciò il posto a quella, più appropriata, di "settimanale di Abbiategrasso e circondario". Un giornale capace di parlare alla gente e di rappresentarla, di interessarsi via via di cronaca, di spettacoli, di sport. E un giornale che, sebbene venisse messo insieme da Antonio Aziani nel tempo libero (compresa quella notte alla settimana che era solito a questo scopo trascorrere a tavolino) e grazie alla collaborazione di alcuni amici e alle segnalazioni degli stessi lettori, continuava a crescere e a radicarsi. Al punto che iniziava ad essere anche utilizzato da ditte e negozi della zona per la loro pubblicità e ad ingrandirsi passando da 4 a 8 e poi a 12 e 16 pagine e di conseguenza dovendo contare su un numero crescente di collaboratori. Giovani e non solo, per i quali fino alla fine degli anni Settanta la sola ricompensa era un cesto natalizio...
Fu in quel periodo che Antonio Aziani insistette per dare un assetto più stabile al giornale che cominciava ad avere dei costi e un suo piccolo giro d'affari che richiedevano di essere tenuti sotto controllo. E nel 1976 fondò così, coinvolgendo nell'avventura la moglie, Mariuccia Ambrosiani, e una quindicina di amici di età compresa tra i 30 e i 60 anni che avevano fin lì condiviso il suo percorso e i suoi ideali, la Società Editrice Abbiatense sas la quale divenne la proprietaria della testata "Ordinee Libertà" sostituendosi al precedente proprietario unico, Carlo Mainardi, ex tipografo della gloriosa Tipografia Arrara (dove la Libertà era stata stampata fino all'anno precedente) ed ex sindaco democristiano di Abbiategrasso, che aveva ormai compiuto i 75 anni.
Presidente della neonata società fu nominato Giuliano Marmondi.
Il 7 giugno 1980 l'imponderabile si affacciò prepotentemente nella storia del giornale. Quel pomeriggio, infatti, Antonio Aziani morì improvvisamente, stroncato da un infarto. Avrebbe compiuto 57 anni di lì a 3 giorni.
La sua scomparsa lasciò orfani sia i soci dell'Editrice Abbiatense, sia i collaboratori del giornale, che ormai cominciavano ad essere almeno una dozzina. Ma tutti si strinsero con grande forza e affetto attorno all'eredità ideale lasciata dal direttore scomparso e "Ordine e Libertà" non si fermò nemmeno per una settimana.
La proprietà nominò direttore Franco Fagnani, uno dei soci dell'epoca.
Copertina Sotto la sua direzione il giornale cominciò una fase di rinnovamento e di crescita. Furono anni di espansione per tutta la stampa locale e anche la diffusione di "Ordine e Libertà" arrivò ad attestarsi oltre le 3.000 copie.
Nel 1986, però, Fagnani fu rimosso dall'incarico per fare posto a un giornalista iscritto all'Albo: Marino Pessina, giovane con alle spalle l'esperienza maturata alla guida del settimanale diocesano "Luce" di Legnano, accettò di assumere la direzione per il tempo necessario a consentire ai collaboratori del tempo di maturare il diritto ad iscriversi a loro volta all'Albo diventando giornalisti pubblicisti, vale a dire per due anni. Alla scadenza dei quali si fece da parte e diede modo alla proprietà di nominare direttore responsabile Marco Aziani, figlio di Antonio, che all'età di 27 anni assunse appunto il comando nel mese di gennaio 1988 e che detiene tuttora la direzione di "Ordine e Libertà".
Sotto la sua direzione "Ordine e Libertà" ha compiuto la scelta della professionalizzazione.
Dal 1988 ad oggi la redazione è andata ampliandosi e conta attualmente 4 giornalisti professionisti e 2 pubblicisti, mentre l'attività del giornale dà da lavorare anche ad una impaginatrice grafica e a due impiegate amministrative. Con la redazione collaborano altri pubblicisti, un professionista free lance, un fotoreporter. Il gruppo di lavoro si completa con tre procacciatori di affari per la cessione di spazi pubblicitari.
La diffusione del giornale è andata costantemente crescendo e si è attestata attualmente sulle diecimila copie tra vendite in edicola e abbonamenti postali. Ma "Ordine e Libertà" è stato accostato anche da altri prodotti editoriali di carattere commerciale, come il mensile "Libertà Casa", inserto immobiliare che viene anche distribuito nella misura di 20 mila copie in una decina di comuni del territorio, o il periodico "Libertime", stampato in formato rivista e allegato al giornale come supplemento legato a manifestazioni straordinarie.

Altri progetti sono in cantiere, a cominciare dal potenziamento e dal miglioramento del sito internet che è stato ristrutturato proprio nel mese di febbraio di quest'anno 2009 e che intende esercitare un ruolo di supporto online della tradizionale pubblicazione del venerdì in edicola.