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Risparmio certo sullo smaltimento, ma non sempre giova agli utenti

Pił riciclo meno spendo? Teoria smentita dalle cifre

Per effetto della deindustrializzazione
 
25/1/2010 - Raccolta differenziata e risparmio dell’utente in termini di Tariffa per l’igiene ambientale (Tia) non è affatto detto che vadano di pari passo. Più ricicli meno spendi? La domanda, legittima e carica di aspettative, porta con sé la possibilità di una risposta ambigua. Non sono né i tecnici né i politici a darla, ma semplicemente i fatti. E va tradotta così: non c’è alcun dubbio che differenziare equivalga a veder diminuire la produzione complessiva di rifiuti ad opera degli utenti, siano essi privati cittadini o imprese, negozi, perfino luoghi di cura o di culto, cosa che significa abbassare i costi complessivi del servizio di raccolta e di smaltimento e ottenere dunque una minore spesa pro capite; non c’è dubbio che differenziare contribuisca altresì a ridurre soprattutto le quantità di rifiuti un tempo dirottate verso discariche o impianti di combustione, con una conseguente diminuzione dei costi relativi appunto al loro interramento o al loro incenerimento.
Giusta filosofia

Fin qui l’esperienza e la filosofia che, insieme a quella di un maggiore rispetto dell’ambiente, sta all’origine del sistema di raccolta porta a porta e frazione per frazione. Ma ciò non significa, invece e purtroppo, che chi poi sarà più diligente e attento ad accrescere la percentuale di rifiuti correttamente riciclata nella sua città o nel suo paese ne abbia un guadagno, o meglio un risparmio. In particolare, non è affatto detto che i cittadini dei paesi dove la raccolta differenziata è più spinta e dove minore è la quantità di chilogrammi di rifiuti prodotti ogni anno da ciascun abitante spendano meno, mediamente, di quelli di comuni meno virtuosi.
Esempio valido

Lo dimostra chiaramente la tabella che riportiamo in queste pagine, frutto di un’attenta elaborazione di dati ad opera di esperti che hanno appunto preso in esame la situazione dei cosiddetti “Comuni ricicloni” appartenenti al Consorzio Comuni dei Navigli.
Va specificato che si tratta di un’elaborazione svolta a partire dai dati relativi non al 2009 appena concluso, ma precedenti di qualche anno, e che tuttavia la situazione attuale non si discosta di molto e la sostanza rimane invece addirittura immutata.
I dati presi in esame sono parecchi. Innanzitutto quello dei chilogrammi per abitante per anno prodotti nei vari paesi, che riveste grande importanza in quanto, insieme alla percentuale di raccolta differenziata, incide nel determinare il codice in base al quale Legambiente stila la classifica dei “Comuni ricicloni”: più alto è il codice, più virtuoso è considerato il Comune e più meritevoli i suoi abitanti.
Un lettore scrive

I quali, però, non sono per questo premiati. E’ la tesi sostenuta con n po’ di amarezza anche da un lettore che questa settimana scrive al giornale (vedi Posta & post@ a pagina 38): “Bello essere ricicloni – dice in sostanza – ma in genere chi fa bene viene premiato, noi invece continuiamo a pagare troppo di tassa sui rifiuti”. Una tesi che trova abbondantemente riscontro nei dati qui reperiti e pubblicati. Qualche esempio lo pone in assoluta evidenza: le famiglie di Bubbiano, Comune che da alcuni anni eccelle, tra quelli del territorio con meno di 10 mila abitanti, specialmente nel contenimento della produzione annua pro capite dei rifiuti che si attesta poco al di sopra dei 300 chili, pagano in media 183 euro all’anno; quelle di Cusago, che di chili a testa di rifiuti in 12 mesi ne producono più di 700 (cioè nettamente più del doppio dei bubbianesi), spendono mediamente 56 euro all’anno (quasi tre volte e mezza meno!).
Viva i capannoni

Il motivo è, secondo quanto riferito da chi ha raccolto ed elaborato questi dati, di una semplicità assoluta: poiché la tariffa viene ricavata attraverso l’incrocio di dati che contengono una serie di variabili tra le quali una delle più importanti è la superficie dell’appartamento per quanto riguarda le utenze domestiche o dell’area produttiva per quanto attiene alle imprese, e poiché la legge impone che attraverso la Tia i Comuni recuperino dalle utenze il 100% dei costi del servizio, ecco che diventa fondamentale per il portafoglio dei cittadini che nel loro paese ci siano fabbriche, capannoni, magazzini, in generale aree private molto estese. Cosa che ha smesso di esserci da tempo a Bubbiano (sempre per stare nell’esempio citato), Comune più di tutti riciclone, i cui circa 1700 abitanti si devono accollare da soli il costo di 154.000 euro: la media si attesta sui 90-93 euro a testa, con un evidente vantaggio, non in valore assoluto ma in proporzione, per le famiglie più numerose: se si è in 4 si paga meno di 220 euro, se si è in 3 il costo è 185 e scende a 173 per 2 persone e a 155 per i single o le persone sole.
Viceversa, la massiccia presenza di capannoni nell’area industriale di Cusago (e lo stesso più o meno si potrebbe dire per Morimondo con le fabbriche di Caselle o per Ozzero con le grandi superfici commerciali e artigianali sulla Vigevanese) consente ai suoi oltre 3200 cittadini un esborso che si mantiene clamorosamente al di sotto dei 132 euro in media per abitante che occorrerebbero per coprire i quasi 420 mila euro di costo totale contando sulle sole utenze domestiche.

Sproporzioni

La realtà è ben diversa: una persona che a Cusago vive sola in un appartamento tra i 95 e i 105 metri quadrati spende all’anno meno di 40 euro di spazzatura; la cifra si avvicina a 50 euro se le persone sono 2, si attesta sui 70 sia che la famiglia sia di 3 che di 4. Cifre che fermano a 56 euro la spesa media annua per famiglia cusaghese alla voce rifiuti. E questo con la differenziata ferma al 54% contro il 57 di Bubbiano.
 
Marco Aziani