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MORIMONDO / Il volume presentato sabato in Sala Capitolare

I restauri del cenobio

Gli architetti Rondena e Carminati l’hanno illustrato a personalità e sindaci
 
14/12/2009 - Dopo il 4 ottobre 2008, ricorrenza straordinariamente celebrata a Morimondo a 850 anni dall’arrivo a Coronago dei primi monaci, ecco il 5 dicembre 2009. Quei monaci diedero poi il via alla bonifica della palude circostante e costruirono nei secoli successivi il complesso monastico conservato fino ai giorni nostri grazie all’incredibile e quasi “miracolosa” opera di restauro condotta in porto appunto poco più di un anno fa.
Adesso, la nuova data da scolpire nella storia dell’antico borgo medievale e dell’intero territorio circostante è quella dello scorso sabato. Nella sala capitolare strapiena di autorità e pubblico si è infatti avuta la presentazione ufficiale del volume “I lavori di restauro del monastero di Morimondo”, opera edita dal Comune e dalla Fondazione Sancte Marie de Morimundo a cura di Giovanni Carminati e Alessandro Rondena (i due progettisti e direttori dei lavori di restauro).
Nelle prime pagine, gli interventi e i saluti del ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, del vicepresidente della Provincia di Milano, Novo Umberto Merna, del sindaco di Morimondo, Marco Marelli e del parroco e presidente della Fondazione, don Mauro Loi.
Proprio il sindaco Marelli ha fatto gli onori di casa rivolgendo il benvenuto e un breve ma efficace discorso ai presenti, tra i quali molti rappresentanti delle amministrazioni dei Comuni limitrofi (i sindaci di Abbiategrasso, di Albairate, di Ozzero, di Robecco, di Rosate, di Casorate Primo…) ed esponenti di enti superiori (il consigliere regionale Zuffada, il vicepresidente provinciale Maerna, la presidente del Parco del Ticino, Milena Bertani, e la soprintendente ai Beni Artistici e Architettonici di Milano e provincia, Sandrina Bandera).
Massima attenzione da parte dei presenti (oltre alle personalità citate, circa 150 invitati) per la presentazione ad opera degli stessi progettisti architetti Carminati e Rondena che ha ricalcato in gran parte quella dell’ottobre dello scorso anno. Il tutto permeato dalla volontà, chiaramente espressa anche nella prima pagina del volume, di non gloriarsi di quanto realizzato, bensì di potere per questo tramite favorire che sia resa gloria a Dio solo. Nel corso di oltre 25 anni di lavori, i due architetti hanno sperimentato la verità proclamata da Benedetto XVI parlando alla Sorbona delle radici culturali d’Europa in relazione al monachesimo: «Quale era la motivazione – disse il Papa in quella circostanza qui riproposta dall’architetto Rondena – delle persone che in questi luoghi si riunivano? Non quella di creare una cultura, né di conservarne una del passato. La loro motivazione era più elementare. Il loro obiettivo era “quaerere Deum”, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane per sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio».
Un’opera che è in fondo la stessa attuata da chi ha condotto questo restauro durato oltre 25 anni e oggi raccontato per parole, immagini, disegni, scoperte, sorprese, imprevisti, difficoltà e slanci di generosità che hanno caratterizzato passo passo un quarto di secolo che ha cambiato la vita di molte persone. Un quarto di secolo giustamente consegnato alla storia con questa pubblicazione «attraversata – hanno concluso i progettisti – da un fil rouge: pagine con frasi riportate sullo sfondo della decorazione dei sottarchi che ci aiutano a fare un percorso di conoscenza perché questi cenobi monastici, sinfonia di bellezze che avvolgono tutta l’Europa, possono rimanere incomprensibili se non si tiene conto dell’anima religiosa che li ha ispirati. Ecco perché troverete stralci del prologo e della regola di san Benedetto e testi di molti altri autori. Ed ecco perché è
stato riportato anche, dato che alla bellezza dell’architettura faceva eco in questi luoghi quella del canto corale, lo splendido inno “Jesu dulcis memoria” scritto da san Bernardo, che dice bene quale fosse la dolcezza e la bellezza dell’incontro che aveva abbracciato tutta la loro vita». Al volume hanno collaborato, per i testi, Sandrina Bandera, Daniela Bio, Patrizia Cotta, Daniele De Domizio, Luigi Parma, Marina Rosti, Bruno Salesi, Giovanni Battista Sannazzaro, Maurizio Spelta, Lorenzo Urbini, Laura Simone Zopfi.
 
Marco Aziani